L’alba d’un nuovo anno ci accoglie pregna di un attivismo ancora segnato dai festeggiamenti di capodanno. Festeggiamenti assetati di un ottimismo claudicante ma duro a morire e ubriaco d’illusione. Il primo caffè che ci aspetta per toglierci di dosso le ultime nebbie post-brindisi-brindisi-brindisi è il più cremoso che ci si possa ricordare, sicuramente il più rebelde, senza dubbio il più engagé (e, per giunta, pure out-door). Ecco di che si tratta: l’associazione italiana Ya Basta!, da tempo impegnata nel sostegno della lotta indipendentista dell’EZLN (Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale) nel Chapas, promuove un’iniziativa di collaborazione concreta con i piccoli coltivatori e le cooperative zapatiste che li affiancano, e organizza delle brigate per la raccolta del caffè negli Altos. L’idea è semplice e concreta, consiste nella partecipazione attiva e volontaria alla raccolta dell’unico prodotto contadino che, attualmente, produce un minimo di introiti monetari (anche se sarebbe meglio parlare di sopravvivenza economica) per i numerosi piccoli coltivatori che operano in questa zona così difficile del Messico. Si tratta chiaramente di una goccia nell’Oceano delle reali necessità degli indigeni, ma è comunque un buon punto di partenza. Nonchè un’importante opportunità di esperire da vicino la realtà di questi sognatori autonomisti e di condividere per un po’ con loro la quotidianità di una comunità ribelle. La brigata di lavoro avrà luogo nella prima decade di gennaio, a coincidere con il dodicesimo anniversario dell’insurrezione: non mancheranno dunque folkloristiche parentesi festaiole. Per unirsi alla spedizione e prender parte alla formazione pre-partenza bisogna mettersi in contatto con l’associazione tramite il sito www.yabasta.it o scrivere a yabasta@tin.it. Gustatevi questo caffè davvero corretto.
Caro Diario Vietnamita…
Al Brancaleone (www.brancaleone.it), già da metà dicembre e fino a fine mese, ci aspetta invece un bel diario di viaggio nel Vietnam dei giorni nostri:
un viaggio di 28 giorni e in 28 scatti occasionali attraverso un paese
che sopravvive nel nostro immaginario solo attraverso le cronache di
una guerra indelebile, le immagini forti di tutta una generazione
cinematografica ad essa ispirata o le note nostrane di nostalgici
cantastorie.
A colmare il deficit comunicativo che ci separa da questo mondo tanto lontano dal nostro e da noi, l’opera di Armando Giorgini, in un diario personale a-progettuale che senza la pretesa di essere esaustivo, ritrae un popolo povero ma volenteroso. “Un
paese efficiente ed assordante, in cui la logica può prendere strade
per noi incomprensibili, forse visionarie, forse cieche. Sicuramente un
paese instancabile che segue un percorso programmato con cura, che
cerca di uscire dall’isolamento e dalla povertà in maniera controllata,
e che conserva ancora la sua diversità e le sue molte specificità”.
Giusto per farsi un’idea…
Marsh Mallows in terra faberiana
Avete
presente quelle schifezze oblunghe caramello-gommose che ci propinavano
da piccoli e che tante carie e otturazioni ci sono costate? I Marsh
Mallows, appunto. Bene, c’è un gruppo in Italia (http://www.marshmallows.it) che ha deciso di portarselo addosso questo nome (e forse questo ricordo) e che dal ’98 sparge il suo “hardcore melodico con qualche sfumatura metal, con temi importanti di protesta sociale unito alla vita quotidiana”
in giro per lo stivale riscuotendo non pochi successi e riconoscimenti
e spartendo palchi con un bel po’ di “nomi grossi” della musica, quali Shandon, Elio e le storie Tese, Linea77, Punkreas, Derozer, One Minute Silence, Medusa, Persiana Jones.
Ho avuto il piacere di ascoltarli e, nonostante il nome discutibile,
devo dire che hanno un bel po’ da dire. Se vi va di stuzzicarvi i
padiglioni auricolari correte al CSOA Emiliano Zapata (http://www.ecn.org/zapata) di Genova giorno 21 e fatemi sapere…
Epifanie hardcore
In linea col genere di cui si fanno portavoce, i due gruppi che il giorno della Befana si esibiscono al CSA Emerson di Torino (http://www.csaexemerson.it), hanno nomi alquanto pericolosi: Arsenico (http://www.arsenico.net) e Tsunami (http://www.sonotsunami.org).
Chissà se dipendono da ispirazioni post-adolescenziali o se invece si
riferiscono agli effetti, veri o presunti, della loro musica. Fatto sta
che sample, recensioni e date reperiti sulla rete fanno credere che si
tratti di formazioni più che interessanti. Il mio frammentario ascolto
per adesso non smentisce, la mia bilancia pende verso gli Tsunami. A
voi sentenze, assoluzioni o condanne.
Leggo e segnalo inoltre che alla medesima serata troverete “in
esclusiva mondiale la prima autoproduzione Stramonio Distribuzioni/Csa
Ex-emerson: cd live della serata “Ar cor non si comanda”, con Affranti,
Kindergarten, Scontro e Trade Unions: 3 euro di dignitosa e fiera
autoproduzione”.

